Primavere e autunni

Titolo: 《PRICELESS: A TAIWANESE PAINTER IN PARIS》

Titolo originale: 《無價之畫:巴黎的追光少年》

Autore: HOM

Prima edizione originale: 2021-2022

Prima edizione italiana: 2024 (Toshokan)

Priceless, opera della mangaka HOM, è un progetto che sfida le categorie tradizionali del manga biografico. Non si limita a raccontare la vita di un artista, ma la traduce in un linguaggio visivo contemporaneo e la inserisce in un ecosistema che coinvolge musei, istituzioni e tecnologie immersive.

L’edizione italiana curata da Toshokan, completamente a colori, amplifica questo dialogo, trasformando Priceless in un libro-ponte: un oggetto editoriale che non solo presenta l’artista, ma arricchisce la sua storia con delle inquadrature storiche, interviste all’autrice e dei materiali preparatori.

La narrazione di Priceless si configura come un esempio di romanzo di formazione artistico rielaborato attraverso le specificità del medium, il fumetto, e la biografia di Yang San‑lang.

LA TRAMA

HOM costruisce un opera che non si limita a registrare gli eventi della vita del pittore, ma li trasforma in una sequenza di prove ed epifanie che progressivamente definiscono la sua identità estetica. La struttura narrativa procede dalla dimensione domestica e provinciale della Taiwan coloniale alla complessità culturale della Parigi moderna.

Primavere e autunni

Nella prima parte, dedicata al Taiwan, emerge la tensione tra vocazione artistica e pragmatismo familiare. La famiglia di Yang, pur affettivamente presente e sostenitrice del ragazzo, fatica a comprendere la sua inclinazione verso un mestiere percepito come non convenzionale. Il conflitto con il fratello maggiore Cheng‑Chi assume una funzione centrale: egli incarna la razionalità e la disciplina, contrapponendosi alla sensibilità del protagonista; e la locanda di famiglia diviene il luogo principale del conflitto tra le due visioni di vita. Il concorso di pittura rappresenta il primo snodo narrativo decisivo. Il rifiuto del suo quadro non è presentato come un semplice ostacolo, ma come una ferita fondativa, ma la reazione del fratello, che lo invita a non abbattersi e, anzi sembra consigliare al fratellino di trasferirsi a Parigi, trasforma Cheng‑Chi da “antagonista” a catalizzatore narrativo.

Primavere e autunni

Il viaggio in nave costituisce un assaggio del nuovo mondo che lo aspetta oltremare e la successiva scoperta della truffa da parte dei finti agenti d’arte costituisce la perdita dell’innocenza artistica e la presa di coscienza del rapporto tra arte e mercato. Tuttavia, questa crisi non paralizza Yang San-lang, ma lo spinge a ricostruire la propria identità in un contesto totalmente nuovo, l’Accademia della Grande Chaumière.

Qui si apre davanti al protagonista un ambiente cosmopolita popolato da studenti provenienti da tutto il mondo, personaggi la cui pluralità di estetiche produce un vero e proprio shock culturale in Yang San-lang. Scoprire che esiste la possibilità di fare arte in modi non convenzionali, il suo amico Osman tende verso un’arte piuttosto libera da dettami sia pratici sia ideologici, il concorso di pittura in cui soggetto e metodologia sono a discrezione dell’artista, permette a Yang San-lang di aprirsi ad un mondo di esperienze in cui, a casa, non avrebbe potuto cimentarsi.

LA STORIA DI YANG SAN-LANG

La storia di Yang San-lang non è solo un percorso individuale, ma si inscrive in un più ampio processo di transizione culturale che coinvolge l’isola durante il periodo di amministrazione giapponese. In questo contesto, Taiwan si confronta con l’ingresso di modelli estetici occidentali, con la ridefinizione delle istituzioni artistiche e con la nascita di una coscienza identitaria locale.

Nato il 5 ottobre del 1907, con un padre attivo nel commercio di tabacco e liquori crebbe un ambiente familiare pragmatico ed economicamente solido. In tale situazione, l’inclinazione del giovane Yang verso la pittura appare inizialmente come una deviazione rispetto alle aspettative familiari. L’episodio in cui, durante la scuola elementare, rimane folgorato dai dipinti a olio esposti in una cartoleria, costituisce un momento di epifania che inaugura un rapporto con l’arte destinato a durare per tutta la sua esistenza.

Nel 1923, a soli quindici anni, Yang compie un gesto radicale: fugge di casa e si imbarca clandestinamente verso il Giappone. Qui, Yang riesce ad entrare in una prestigiosa scuola d’arte a Kyoto, dove riceve una formazione sistematica nelle tecniche occidentali, dal disegno dal vero alla teoria del colore. Questa fase è cruciale perché gli consente di acquisire un linguaggio pittorico moderno, in linea con le correnti europee che il paese aveva iniziato a recepire dalla fine dell’Ottocento. Il primo riconoscimento istituzionale giunge nel 1927, quando invia una sua opera alla prima grande mostra d’arte di Taiwan, il Taiten: l’acquisto dell’opera da parte del governo coloniale giapponese sancisce la legittimazione pubblica del giovane artista e dimostra che la pittura può costituire una professione riconosciuta.

Primavere e autunni

Il soggiorno parigino del 1932 e la frequentazione dell’Académie de la Grande Chaumière gli consente di confrontarsi con un ambiente cosmopolita in cui studenti provenienti da tutto il mondo elaborano concezioni eterogenee dell’arte. È in questo contesto che Yang perfeziona la sua ossessione per la luce, elemento cardine della sua poetica. La pratica del plein air, l’uso di colori caldi e di pennellate vibranti.

Il ritorno a Taiwan nel 1934 segna l’inizio di una fase di intensa attività istituzionale. Yang porta con sé un bagaglio estetico europeo che contribuisce alla modernizzazione dell’arte taiwanese. La fondazione della l’associazione artistica Tai-Yang, insieme ad altri pittori, rappresenta un momento decisivo: il gruppo svolge un ruolo fondamentale nella diffusione dell’arte moderna nell’isola, organizzando mostre itineranti che diventano strumenti di divulgazione e di educazione.

Il dopoguerra introduce un periodo complesso della sua vita. Yang viene coinvolto nell’organizzazione della Taiwan Fine Arts Exhibition e durante il massacro del 28 febbraio 1947, rischia più volte l’arresto, venendo salvato dalla moglie. Nonostante le difficoltà politiche, continua a dipingere e a promuovere l’arte locale, contribuendo alla rinascita dell’associazione Tai-Yang nel 1948.

La sua morte nel 1995 chiude una parabola artistica e storica che ha profondamente segnato la cultura visiva taiwanese. La sua eredità è oggi custodita nel Museo Yang San‑lang, fondato un anno prima della sua morte, che continua a promuovere il suo operato attraverso mostre e iniziative divulgative, consolidando la sua posizione nella genealogia dell’arte moderna taiwanese.

IL CONTRIBUTO DI TUTTI
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Una delle caratteristiche più rilevanti di Priceless è la sua origine istituzionale: l’opera non nasce come prodotto commerciale, ma come iniziativa museale concepita con il contributo del National Taiwan Museum of Fine Arts. La collaborazione tra HOM e il NTMoFA (National Taiwan Museum of Fine Arts), ma anche con il museo dedicato all’artista, all’ex presidente del Dipartimento delle Belle Arti della National Taiwan Normal University, ha trasformato la biografia di Yang San‑lang in un progetto fedele all’animo dell’artista ma anche in un prodotto transmediale che attraversa diversi formati, la serializzazione online, la pubblicazione cartacea, l’adattamento VR, con l’obiettivo esplicito di promuovere il patrimonio artistico taiwanese.

Per comprendere a pieno la portata del progetto, è necessario collocarlo nel contesto delle politiche culturali taiwanesi degli ultimi decenni. Il NTMoFA ha adottato un modello museologico orientato alla democratizzazione dell’accesso ai contenuti artistici. Non si tratta solo di un luogo di conservazione passiva, ma di una “piattaforma” attiva di produzione e diffusione culturale.

Primavere e autunni

Nello specifico l’integrazione del fumetto nelle politiche museali è confermata da iniziative come “A Century of Romance: The Encounter of Comics and Taiwanese Art”, in cui il NTMoFA ha invitato diversi fumettisti a reinterpretare figure artistiche del passato. Il fumetto, in questo contesto, opera come linguaggio di traduzione culturale: semplifica concetti complessi, visualizza processi storici, costruisce empatia con gli artisti e trasforma la storia dell’arte in narrazione per tutti. La scelta della serializzazione online risponde inoltre a una logica di accessibilità e continuità narrativa, permettendo la costruzione di comunità di lettori e la diffusione capillare dei contenuti.

LA MAESTRIA DI HOM
Primavere e autunni

HOM ricrea la città con un’attenzione minuziosa alle atmosfere della Belle Époque, popolandola di studenti, artisti, muse, mercanti, ladri e bohémiens. HOM non si limita a disegnare, ma simula la pittura attraverso campiture irregolari, variazioni cromatiche e modulazioni di saturazione che imitano la pennellata impressionista. L’effetto di impasto visivo richiama la fisicità della pittura a olio, pur rimanendo all’interno del codice del fumetto. La texture diventa così un dispositivo semiotico che richiama la materialità dell’opera pittorica dellìartista protagonista e funge da ponte tra linguaggio fumettistico e linguaggio materiale tradizionale.

La fusione degli stili pittorici nel secondo volume rappresenta il punto più alto della sperimentazione grafica. HOM integra elementi impressionisti, frammentazione della luce, dissolvenza dei contorni con un realismo minuzioso nelle scene urbane parigine e con un espressionismo marcato nelle sequenze di sogno, caratterizzate da deformazioni prospettiche e saturazioni cromatiche.

Primavere e autunni

Questa pluralità stilistica quasi permette di riflettere la varietà estetica della Parigi modernista. In questo senso, Priceless può essere interpretato come un museo su carta. Le tavole funzionano come citazioni pittoriche e reinterpretazioni stilistiche che trasformano il fumetto in uno strumento di divulgazione artistica.

Le capacità artistiche di HOM sono state riconosciute anche ai Golden Comic Award del 2022, dove il primo volume ha vinto il premio per migliore fumetto dell’anno.

LA BELLEZZA DELL'EDIZIONE ITALIANA

L’edizione italiana curata da Toshokan costruisce un’edizione che non si limita a riprodurre il contenuto originale, ma lo interpreta attraverso un apparato paratestuale di grande ricchezza, capace di orientare la ricezione e di definire il posizionamento dell’opera nel panorama editoriale italiano.

La materialità del libro costituisce il primo livello di questa mediazione. Toshokan, nota per la cura estrema delle sue edizioni, realizza due volumi caratterizzati da una qualità di che valorizza la natura “luminosa” dell’opera. Le sovracopertine e i poster inclusi nell’edizione italiana svolgono una funzione paratestuale particolarmente significativa. La presenza di illustrazioni di dimensioni maggiori al formato pagina di fumetto, permette di osservare i fantastici disegni di HOM in un formato che ne valorizza la composizione e la palette cromatica. L’intervista all’autrice, inserita nell’edizione italiana, contribuisce a chiarire le scelte estetiche dell’autrice e a costruire la sua autorialità.

Inoltre, la prefazione dedicata alla concezione dell’arte nel mondo taiwanese, alla storia dei musei dell’isola e alla formazione artistica nel contesto coloniale svolge una funzione pedagogica essenziale: introduce il lettore italiano a un universo culturale poco noto, fornendo strumenti interpretativi per comprendere la figura di Yang San‑lang. In questo senso, l’apparato paratestuale diventa un dispositivo di mediazione interculturale che traduce concetti e contesti altrimenti opachi per un pubblico non taiwanese.

L’unica pecca a parer mio riguarda una piccola scelta dell’editore. Il secondo volume dell’edizione taiwanese a differenza di quella italiana ha lo sfondo bianco, scelta concettuale che potrebbe richiamare la tela non dipinta e su cui si sarebbe potuto lavorare nella dimensione simbolica. Dall’altra parte, questa modifica ancora una volta rivela che l’edizione italiana non è una replica, ma una interpretazione dell’opera e mostra come la traduzione editoriale sia un processo di adattamento culturale che implica scelte critiche e artistiche funzionali al mercato di riferimento.

Alla luce di queste considerazioni, Priceless può essere definito un’opera necessaria nel panorama contemporaneo. Necessaria perché colma un vuoto nella conoscenza dell’arte taiwanese e restituisce dignità narrativa a un artista poco conosciuto e dimostra che il fumetto può essere strumento di divulgazione culturale.