Titolo: 《LE RANE》
Titolo originale: 《蛙》
Autore: Mo Yan (莫言, Mò Yán) pseudonimo di Guan Moye (管谟业, Guǎnmó yè)
A cura di: Maria Rita Masci
Traduzione dal cinese di: Patrizia Liberati
Prima edizione originale: 1969
Prima edizione italiana: 2009
TRAMA
Le Rane è un romanzo ambientato nei luoghi natali dell’autore, Mo Yan. Il titolo originale “蛙”gioca sull’omofonia con “哇”l’onomatopea del pianto dei neonati, con “娃”, bambino, ma anche con “娲”o meglio “女娲”, la divinità femmile della creazione nella cosmogonia cinese (degli esseri umani e degli animali). Non a caso tutti termini calzanti per il focus della storia, la zia materna Wan Xin, ostetrica alla guida della “politica del figlio unico”, del drammaturgo Wan Zu, nome d’arte Girino che si fa voce narrante della storia.
La storia si districa tra il presente e il passato attraverso i ricordi di Girino della zia, che materialmente lo ha messo al mondo; rinomata ostetrica, nel corso del primo “baby boom” dopo la liberazione del 1963 fa nascere migliaia di bambini “i figli delle patate dolci”, andando a sostituire la figura tradizionale delle mammane, opera così bene la medicina occidentale che viene elevata dai suoi compaesani a dea della vita e le vengono attribuiti poteri magici, come la capacità di cambiare sesso al feto. In questo periodo quando i genitori andavano alla comune popolare a registrare la nascita dei figli ricevevano un buono per cinque metri di stoffa e un litro di olio di semi di girasole per ogni nato, ed erano quindi incentivati ad averne.
Ma l’impennata demografica della fine del 1965 mise le autorità sotto pressione ed inizia così la prima ondata di controllo delle nascite, con slogan quali “Uno è poco, due sono giusti, tre sono troppi” e propaganda contraccettiva di vario tipo come la proiezione al cinema di diapositive anatomiche femminili e maschili per “sensibilizzare” il pubblico sul controllo delle nascite o opere teatrale come L’altra metà del cielo, che criticava chi preferiva i figli maschi alle femmine, uno dei principali motivi per cui si avevano più figli era anche tentare per un discendente maschio che adempia ai doveri della pietà filiale mentre le femmine non sono che “acqua versata” destinate a far parte della famiglia del marito.
All’inizio erano stati distribuiti gratuitamente dei preservativi alle donne in età riproduttiva, alle quali era stato chiesto di esigere che i loro mariti li usassero; ma loro li gettavano nei porcili oppure li gonfiavano come palloncini e li lasciavano ai bambini per giocare; poi erano stato distribuite pillole anticoncezionale casa per casa ma gli effetti collaterali erano troppi e le donne si erano rifiutate di usarle e se obbligate a ingerirle, si inducevano il vomito appena fuori dalla vista delle “responsabili delle questioni femminili”. Fu a quel punto che fu tentata la via della vasectomia, ma anche questa fu ostacolata in tutti i modi; l’atteggiamento generale è più o meno espresso così “Puttana la miseria, si castrano i maiali, i tori, gli asini e i cavalli, quando mai si è visto castrare un uomo? Perché dovremmo farci evirare se non vogliamo andare al palazzo imperiale a fare gli eunuchi?” nonostante l’operazione fosse semplice e con minimi effetti secondari, e venisse anche rimborsato con venti yuan per i prodotti ricostituenti e una settimana di lavoro mantenendo lo stipendio immutato.
Il prestigio della zia in questo contesto diminuisce ben presto perché applicando o tentando di applicare le direttive del partito sul controllo delle nascite si inimica i compaesani “Sono due (la zia e la sua aiutante Leoncina) psicopatiche senza marito che provano invidia per chi si accoppia per questo hanno inventato un sistema per interrompere la discendenza” ed è anche per questo che durante la Rivoluzione culturale viene accusata di essere una spia del Guomindang, di essere rimasta incinta fuori da matrimonio con un capitalista e di aver abortito, ma sopravvive a tutta la vergona e il disdegno pubblico.
Intanto Girino si sposa e sua moglie gli partorisce una prima figlia ma poi anche di un secondo bambino, illegale, infatti dopo la prima creatura la zia le aveva inserito una spirale, un ordine tassativo del comitato per la pianificazione familiare e teoricamente non avrebbe potuto avere più figli ma grazie a una procedura illegale riesce a liberarsi di questo dispositivo. Una scelta che costerà la vita sia a lei che al nuovo bambino, infatti dopo che la zia e la milizia popolare minaccia lei e i suoi genitori di demolire la loro abitazioni, la donna si arrende ma a causa dello stato avanzato della gravidanza, nulla riesce a salvarla. In effetti il passo successivo della politica fu l’uso smodato della pratica dell’aborto, consenziente o meno, di tutti quei bambini che la gente continuava ad avere.
Sarà proprio questo lavoro a perseguitare la zia sono proprio i bambini che non ha mai fatto nascere, il giorno del suo pensionamento, dopo aver festeggiato, tornando a casa si ritrova da sola, in un acquitrino il gracidio delle rane le pare tale e quale ai singhiozzi dei neonati; “Ma nel suono di quella sera c’erano risentimento e recriminazione, era come se le anime di un numero infinito di neonati stessero denunciando i torti subiti”.
Alla fine, troviamo paradossalmente la zia sposato con Hao Dashou, artigiano della creta che plasma unicamente bambini, e “Dalle nostre parti si diceva che se compravi uno dei suoi bambini di creta, gli legavi una cordicella rossa al collo, lo mettevi alla testa del kang e gli facevi delle offerte, te ne sarebbe nato una tale e quale”. Ed è proprio tramite quest’arte che la zia sembra trovare pace, ricreando con il marito i volti dei bambini che non aveva fatto nascere.
La Cina dal 1962 ha attuato una varietà di politiche demografiche atte a diminuire la crescita della popolazione, attraverso la distribuzione di metodi contraccettivi, la promozione di campagne pubbliche volte a propagare un modello di famiglia ristretta e leggi che regolamentano il numero di figli a famiglia o l’introduzione di sanzioni pecuniarie. Queste politiche di controllo stabilivano degli obbiettivi di crescita ben precisi con dei piani collettivi di nascita a livello locale.
Se alla nascita della Cina Comunista il sentimento generale in linea con l’idea della Cina autosufficiente, era riassumibile nella citazione della madre di Girini “Più siamo numerosi, più siamo forti, più siamo e meglio si lavora, il popolo è prezioso, il mondo esiste, perché ci sono gli uomini”. Ben presto però, nel 1953, tutti quei divieti sull’aborto, sulla sterilizzazione e sui metodi contraccettivi furono eliminati e l’accesso a queste misure fu più o meno esteso alla popolazione e si tentò di incentivare matrimoni e gravidanze ad un’età più avanzata (晚稀少, ovvero matrimoni e gravidanze in età più avanzata rispetto a quelle giovanili più comuni all’epoca, un intervallo più lungo tra gravidanze e meno figli in generale).
Nel 1979 fu introdotta la politica del figlio unico, nel 1981 fu creata la “Commissione di Stato per la Pianificazione Familiare”, un ministero per coordinare le varie attività ad ogni livello governativo; e l’anno successivo, la pianificazione familiare e la necessità di limitare la crescita della popolazione diventarono elementi basilari del sistema sociale, “ogni famiglia ha il dovere di praticare la pianificazione familiare, in particolare i genitori hanno il dovere di allevare ed educare i figli, mentre i figli che hanno raggiunto la maggiore età hanno il dovere di sostenere e assistere i loro genitori”.
Nel 2013 la politica del figlio unico viene abolita e al suo posto è stata introdotta la politica “separata dei due figli” (il concepimento del secondo figlio era permesso previo rispetto di alcune condizioni); nel 2016 si è passati alla politica “completa dei due figli” (tutte le coppie potevano concepire al massimo due figli). Nel 2021 anche questa politica viene abbandonata, in favore di concedere la possibilità di fare anche un terzo figlio, questo dopo l’allarmante tendenza demografica evidenziata dal censimento del 2020, che dimostra una Cina con una popolazione sempre più anziana, un quinto dei cinesi ha almeno 60 anni, creando preoccupazioni per il ricambio della forza lavoro e per la tenuta del sistema pensionistico. Dal 2016 al 2023 si è assistito a una diminuzione delle nascite, il saldo naturale è passato dal 6,53 nati in più rispetto ai morti ogni 1000 abitanti ad un –1,48, cioè 1,48 nascituri in meno rispetto ai morti ogni 1000 abitanti (Ufficio nazionale di statistica della Cina).
Oltre alle conseguenze materiali e l’invecchiamento della popolazione, le politiche hanno definito anche il fenomeno dei figli illegali, molti bambini infatti nonostante alle politiche di controllo delle nascite sono venuti alla luce come secondogeniti e terzogeniti ma per evitare le sanzioni del governo, non sono mai stati registrati regolarmente nelle anagrafi e quindi non godono di alcun diritto politico o sociale, e non hanno accesso al diritto alla salute, né agli ospedali, né ai farmaci.
Un altro aspetto conseguente alle politiche del controllo familiare è stato un profondo squilibrio del rapporto tra maschi e femmine alla nascita (provocato da infanticidi ed aborti selettivi e la tradizionale preferenza per i figli maschi) che si stanzia nel 2022 tra la nascita ai 4 anni di età al 109.88 mentre vi è un picco tra i 15 e i 19 anni, con un tasso di 115.77. Mentre in generale questo rapporto in generale nella popolazione si attesta a 104.43. (China Statistical Yearbook 2023 (stats.gov.cn).